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Conoscenza Vs Informazione: la merce tra dialogo e creazione del valore
12 aprile 2002 Sessione Teorica

Comunicare è un’attività propria della natura umana, gli esseri umani, lungo tutto il percorso evolutivo, hanno sentito il bisogno di relazionarsi con i propri simili, con l’ausilio di qualsiasi mezzo disponibile. Il modo di comunicare e i mezzi utilizzati hanno seguito lo sviluppo delle capacità e delle necessità, modificandosi ed adattandosi ad esse nel corso del tempo, in modo da supportare, in maniera sempre più efficace, il fine ultimo: lo scambio delle informazioni, la loro circolazione e conservazione.
Con il passare del tempo, gli strumenti utilizzati per effettuare questo scambio si sono sviluppati e perfezionati, allo stesso modo in cui i linguaggi si sono evoluti e strutturati. Le scoperte scientifiche e tecnologiche hanno generato supporti che hanno aumentato costantemente la quantità e la velocità delle informazioni circolanti, fino a raggiungere l’apice con la Rete Internet. Con il suo sviluppo si è ottenuto un aumento esponenziale della quantità e della velocità dei dati trasmissibili, abbattendo le naturali barriere spazio-temporali. Internet è da considerarsi uno strumento anche se in realtà è qualcosa di più, è assimilabile infatti ad un vero e proprio spazio, comunicativo, democratico e multicanale, tramite il quale, chiunque abbia la possibilità di accedervi, è posto in contatto con gli altri ad un livello comune creando una reale circolazione di informazioni in tutte le direzioni, in modo egualitario e senza restrizioni. Allo stesso tempo però sorge un rischio che ha del paradosso, le conoscenze personali, vissute, comprese, stratificate all’interno dei neuroni tramite dei processi naturali complessi e per larga parte sconosciuti, vengono aspirate e restituite come informazioni accessibili a tutti, informazioni che viaggiano veloci, costantemente, che passano tra un terminale all’altro come fossero connessioni sinaptiche di un grande apparato cerebrale dell’estensione del pianeta. Queste arrivano a destinazione ma l’utente le apprende momentaneamente per una durata pari al raggiungimento dello scopo. Senza avere il modo di metabolizzarle e accumularle creando un propria e strutturata conoscenza, l’utente riparte subito alla caccia di altre, bombardato da stimoli sempre più frequenti, travolto dalle possibilità della rete di ottenere risposte a tutto e subito. Queste informazioni allora si accumulano sugli hard-disk, nelle memorie cache delle macchine le quali rischiano di sostituirsi a quelle vive e per natura perfette degli esseri umani. Il punto è allora riuscire a non farsi risucchiare dal turbinio telematico, ma porsi in modo cosciente nei riguardi di uno strumento dalle potenzialità immense. Il rischio è di rendere effimero il valore dell’ informazione che una volta giunta non ha il tempo di tramutarsi in reale conoscenza. La particolarità della rete di essere aperta e libera ha fatto sì che al suo interno si sviluppassero dei canali specifici di dialogo, alcuni diretti, altri, per certi aspetti, mediati, ma tutti comunque personali, come la posta elettronica, i newsgroups, e le chat-line, volti ad una facilitazione dei contatti ed allo scambio libero delle conoscenze. Il raggiungimento, agevolato da questi mezzi di informazioni della più varia natura ha prodotto un mutamento, in una discreta fetta di utenza per così dire “evoluta”, della propria percezione all’interno del mondo verso una posizione attiva rispetto a coloro che in precedenza avevano imparato a trattarli come semplici numeri, fette di mercato da attaccare con tutti i mezzi messi a disposizione dal marketing. Le regole stabilite all’interno del cosiddetto business as usual vengono scardinate, è il pubblico ora che indirizza il mercato, condiziona i prezzi, definisce l’identità delle aziende; le pubblicità infiocchettate e lucidate a dovere, i claim altisonanti ed i siti roboanti di immagini avvincenti appaiono come operazioni stupide, quasi offensive, non contenendo infatti tutte quelle informazioni, se non in minima parte, necessarie a creare un reale dialogo con le persone. All’interno di questa nuova impostazione dei rapporti tra cliente individuo ed azienda amica-onesta-e-trasparente la posizione del progettista assume un’importanza fondamentale, diviene infatti colui che tramite il suo intervento sul prodotto dovrà gettare le basi di questo rapporto, strutturando interiormente una propria, nuova etica basata sull’onestà. La coscienza di progettare perché qualcuno utilizzi il prodotto e soddisfi una propria esigenza nel modo migliore, di pensare alle persone prima che ad un mercato, riscoprendosi clienti interessati ed esigenti prima ancora che televenditori o semplici esecutori di un piano marketing. I mercati sono le persone, la miglior pubblicità il dialogo aperto, difficile, impegnativo, gratificante, prima ancora che remunerativo, il guadagno si tramuta in effetto indotto generato da un servizio progettato per qualcuno e per questo ora soddisfacente, efficiente, meritevole di essere pagato.
speaker
Nick Kapica
Daniele Tabellini
A. Del Bimbo

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